Rosso Malpelo
Analisi
"cromatica
La
novella porta a compimento le scelte stilistiche che saranno dei Malavoglia:
anzitutto la regressione del narratore a livello dei personaggi (per cui viene
presentato come perfettamente logico il nesso causale assurdo che appare
all'inizio della novella, dove la spiegazione del soprannome di Rosso può
essere considerata logica solo dai personaggi popolani compagni di lavoro del
ragazzo: «Perché aveva i capelli rossi [...] perché era un ragazzo malizioso
e cattivo»), l'ampio utilizzo del parlato proverbiale (sempre all'inizio della
novella il riferimento al proverbio russu è malu pilu: "rosso è
malpelo", che riflette impersonalmente la mentalità popolare senza alcun
filtro da parte dell'autore colto); la gestione dell'intera narrazione da parte
di quel "coro di parlanti" che sarà tipico ben presto dei Malavoglia.
Ma in questa novella vi è anche una cadenza "mitica' e simbolica piuttosto
insistita, per esempio nell'uso dei colori, la cui tavolozza è sapientemente
dosata da Verga:
1)
il rosso, apparso una prima volta sui capelli di Malpelo, ricompare sulla rena, sul
pilastro, implicitamente nel fiasco di vino e nello sbocco di
sangue che coglie Ranocchio; così da diventare un motivo che solca
tutta la novella, fino a quando Rosso Malpelo sparisce nelle viscere della
terra, per ritornare negli incubi dei ragazzi coi capelli rossi e gli
occhiacci grigi,
2)
il grigio fa da contrasto al rosso, sia negli occhi di Malpelo, sia sul corpo
dell’asino, vera proiezione del protagonista;
3)
c'è poi il nero della sciara... desolata, malinconica e deserta, nera e
rugosa, sotto la quale un minatore era entrato coi capelli neri, e
n’era uscito coi capelli bianchi; anche la campagna d'altronde è nera
[...] come la sciara, e la miniera è un buco
nero: Malpelo pensa che ci dovrebbe essere buio sempre e dappertutto,
tanto che alla fine, sceso definitivamente sottoterra, continua senza fine a
camminare al buio gridando aiuto;
4)
solo in un'occasione appaiono altri colori, quando Malpelo sogna di non lavorare
più nella cava, ma all'aperto, libero da tutta quella rena rossa e quel buio
sotterraneo: in mezzo all'azzurro del cielo [...] in mezzo al verde
[...], il mare turchino là infondo, e il canto degli uccelli sulla testa.
La
funzione simbolica di tali colori è chiara: il mondo di Rosso Malpelo è nero
e tetro come la miniera, privo di qualsiasi luce consolatrice, di qualsiasi
colore rassicurante; il rosso che lo solca è il colore della violenza e
della distruzione, emblema dello stesso protagonista che sembrava fatto
apposta per quel mestiere persin nel colore dei capelli.
L'unica funzione positiva, quella assegnata ai colori chiari e festosi come
l'azzurro, il verde e il turchino,
appare nella novella solo come aspirazione irrealizzabile a un cambiamento
radicale, che Rosso Malpelo sa di non poter affrontare. Cosicché la sua vita si
chiude nel sotterraneo silenzioso e buio m cui si era svolta animalescamente fin
dall'inizio.