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Il mimetismo criptico nel mare
Api, vespe, calabroni... e imitazioni -differenze tra mimetismo mulleriano e batesiano-
MIMETISMO CRIPTICO
Particolarmente diffuso è il mimetismo criptico (dal greco kriptòs = nascosto), attraverso il quale l’animale può imitare la forma degli elementi inanimati presenti nell’ambiente in cui vive (omotipia protettiva), oppure il colore del substrato (omocromia protettiva); talvolta può capitare che entrambi questi aspetti siano presenti nello stesso individuo in una combinazione perfetta di occultamento visivo.
Tali mutamenti strutturali e cromatici si sono lentamente evoluti grazie all’azione delle forti pressioni selettive che operano in natura, quali le mutazioni e le ricombinazioni genetiche: premio finale la sopravvivenza e la riproduzione.
Lo scopo del mimetismo criptico è quello di nascondersi ai predatori ed è quindi attuato da specie indifese, per le quali la capacità mimetica rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza. Quando invece l’animale è, al tempo stesso, imitatore e cacciatore, si parla di mimetismo aggressivo, fenomeno che si riscontra in tutte quelle situazioni in cui c’è l’imitazione di un modello a scopo predatorio.
vedi la scheda: "Il mimetismo criptico nel mare"
MIMETISMO MULLERIANO
Il mimetismo mulleriano si ha quando specie non imparentate che hanno lo stesso sapore, tendono ad assomigliarsi l'una con l'altra per quanto riguarda le caratteristiche di avvertimento. Api, vespe e calabroni sono probabilmente gli esempi più comuni di mimetismo mulleriano.
vedi la scheda: "Api, vespe, calabroni..."
MIMETISMO BATESIANO
Nel caso del mimetismo batesiano si assiste allo sfruttamento da parte di una specie appetibile e inerme dell’apprendimento indotto sui propri nemici da un’altra specie dal sapore disgustoso e/o provvista di armi di difesa: questa teoria si basa sul fatto che il predatore impara a stare alla larga dai modelli riconosciuti come nocivi, evitando così anche la specie innocua (mimo) che, con questo intento, copia quella pericolosa (modello).
vedi la scheda: "Api, vespe, calabroni..."
LA TANATOSI
Dal greco thanatos =
morte, è un singolare adattamento protettivo assunto da numerose specie animali
che in caso di estremo pericolo fingono di essere morti. Tale comportamento è
caratterizzato dall’immediata ed assoluta immobilità, dovuta ad un’intensa
e prolungata contrazione muscolare mediata dal sistema nervoso centrale, che
permette al soggetto di assumere una postura del tutto simile ad un animale
morto. Questa catalessi rappresenta un fenomeno istintivo di autoconservazione a
cui ricorrono sia gli invertebrati (soprattutto ragni e insetti) che i
vertebrati (Pesci, Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi) quando l’aggressore
ha precluso loro ogni possibilità di fuga, sfruttando il fatto che di solito i
predatori non attaccano prede già morte perché le loro carni potrebbero essere
inappetibili o tossiche per il processo di decomposizione. Il predatore di
fronte ad una preda morta, che non si muove, allenta la sua concentrazione alla
caccia, così che - approfittando della sua distrazione - il finto cadavere può
rapidamente "resuscitare" e sfuggire sopravvivendo all’attacco. Non
sempre però il trucco funziona: infatti se è vero che i predatori più
specializzati preferiscono cibarsi di prede vive e che, comunque, esse non
vengono quasi mai consumate dopo il decesso, altri cacciatori si accontentano,
in mancanza di meglio, anche di carogne.
La simulazione di morte si può
quindi considerare come una sorte di mimetismo in extremis, che
interviene quando le altre armi o difese naturali non sono servite e bisogna
inscenare un espediente finale e drammatico, ma che il più delle volte riesce a
salvare la vita.