- Introduzione -

Tipi di mimetismo

 

 

Quando un soggetto è in movimento l’occhio riesce a percepirlo attraverso una serie di indizi correlati all’acuità visiva di chi osserva l’azione: anche un’ombra fuggevole è in grado di lasciare il segno del suo passaggio sulla rètina, permettendo in qualche modo di captare la sua origine. Se invece manca il movimento, l’identificazione visiva diventa problematica, poiché una qualsiasi forma diventa riconoscibile solo se è dissimile rispetto al substrato che le fa da sfondo cromatico. Gli etologi hanno scoperto che nei predatori l’istinto alla caccia si attiva quando vengono visualizzate determinate "immagini di ricerca", ovvero quelle forme e colori che stimolano immediatamente l’attività predatoria: solo i soggetti che rientrano in questo filtro mentale destano l’attenzione del cacciatore, mentre tutto il resto non suscita interesse e viene per così dire rimosso.

 

 

 

 

Nel mondo animale, dove la predazione è un avvenimento abituale, il mimetismo, le colorazioni aposematiche, i disegni criptici si sono quindi sviluppati seguendo quel principio evolutivo che - creando somiglianze, riducendo i movimenti, minimizzando le diversità con l’ambiente circostante - aumentava le possibilità di sopravvivenza. L’adozione di questi particolari adattamenti nelle diverse classi animali si è rivelata una strategia vincente, data la molteplice gamma di forme e colorazioni mimetiche alle quali si può assistere: felini che si confondono perfettamente con l’erba della savana; insetti uguali a foglie, spine, ramoscelli; pesci identici alla scogliera in cui vivono oppure simili ad altre specie velenose, non commestibili, in una stupefacente serie di camuffamenti talvolta davvero irriconoscibili.

 

 

 

 

 

Tipi di mimetismo