anno VII, numero 28, ottobre - dicembre 2001
La scena artistica romana
|
David D’Amore Curiose associazioni di corpi e oggetti popolano le immagini fotografiche di David D’Amore, composizioni che rimandano ad un immaginario ricco, crudo, talvolta violento. Si tratta per lo più di donne in interni, spesso nude, che dialogano in modo non sempre pacifico con le più svariate presenze oggettuali. A volte invece sono gli assemblaggi di oggetti a far da protagonisti, e il tono paradossale che li sottende, l’aggressività caustica che ne domina alcuni o la leggerezza poetica di altri non può non rimandare all’universo dada. Solo che l’artista, che pure parla un linguaggio drammatico e che nelle più recenti fotografie di coppie si fa sempre più crudo, non percorre programmaticamente la strada della denuncia, né quella del nichilismo, ma anzi risolve sempre il tutto in una chiave estetica sublimante, dove il gioco delle luci conferisce bellezza alle forme, le rende statuarie, punta all’equilibrio. Un equilibrio di dissidi, di stridori, che talvolta raggiunge un alto grado di poeticità. Daniela Bigi |
|
|
|
|
||
![]() |